Per l’ultima edizione dell’anno di Piovre, la rubrica di Tentacoli dedicata a chi ha seguito percorsi non lineari, incontriamo Ludovico. 30 anni, materano d’origine, oggi vive a Berlino e lavora come strategist director in una tech company internazionale. La sua storia è una di quelle che si muovono silenziosamente, senza clamore né annunci su Linkedin e soprattutto a guardare il suo percorso, sembra quasi che ogni passaggio o scatto di carriera sia stato fluido e naturale. Sappiamo però che nulla è facile, e che ogni storia è fatta di rallentamenti, di risalite, di piccoli e grandi traguardi, conquistati con l’impegno e la curiosità. E soprattutto, è una storia che ricorda a tutti noi una cosa semplice, ma che tendiamo spesso a dimenticare: non serve arrivare sempre più lontano. Serve solo ricordarsi da dove siamo partiti.
Tentacoli: Ludovico, partiamo da qui: come ti senti arrivato alla fine di questo 2025?
Ludovico: mi sento... esausto, ma in pace. Non è stato un anno “in crescita”, come piace dire su LinkedIn, ma un anno in cui ho trovato un equilibrio. Ho lavorato tanto in questi anni, ma anche imparato a lavorare su altro, nella mia vita. E quest’anno mi sembra di aver guadagnato più serenità che risultati. Ma va bene così, anche perché negli anni passati chiudevo dicembre con la lista delle cose non fatte, e quella vocina che diceva: “Avresti potuto fare di più”. Quest’anno no. Quest’anno mi sono detto: “Ho fatto abbastanza”.
Tentacoli: dicci di più, ma raccontaci tutto dall’inizio.
Ludovico: certo. Allora io sono nato e cresciuto a Matera, dove ho fatto le scuole dell’obbligo e il liceo. Non ero nè il primo della classe, ma neanche l’ultimo. Andavo a scuola perché dovevo, non di certo perché mi piaceva. Poi all’università ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Scienze della Comunicazione a Torino, che ho vissuto come qualcosa di totalmente sorprendente. Sai, uscivo dal paese, mi affacciavo ad un contesto più aperto e multiculturale, della grande città, con tante cose da fare, da imparare, da vedere. E li già mi sentivo fortunato, sebbene mi guardassi intorno e i miei compagni di università avevano tutti background diversi dai miei. Molti erano del sud, questo sì, ma erano supportati dai genitori e venivano da famiglie benestanti, mentre io ricevevo 100 euro al mese dai miei nonni per vivere, e per pagarmi l’affitto dovevo lavorare. E infatti ho fatto di tutto all’epoca, dal lavorare nella biblioteca dell’università, al barista, al rider per consegnare cibo a domicilio. Insomma, mi capitava spesso di confrontarmi con gli altri e far caso alla differenza di “vita” che facevamo al tempo.
Tentacoli: immagino non sia stato facile. E poi, finiti gli studi?
Ludovico: finiti gli studi (in ritardo…ahah!) sono riuscito ad ottenere uno stage di 6 mesi per un’altra azienda del nord Italia, nel campo del food and beverage, anche lì non ti dico che salti mortali, anche solo per raggiungere ogni giorno la sede, che si trovava sperduta nelle campagne del Trentino Alto Adige. Finiti i 6 mesi, sono riuscito inaspettatemente a trovare lavoro a Madrid, in una startup nell’ambito del turismo, come “trainee” prima, e come manager dopo, quando, vedendo il mio impegno, hanno deciso di tenermi con contratto determinato per altri 2 anni. Per me già raggiungere il traguardo di lavorare fuori dall’Italia era al tempo un risultato pazzesco.
Tentacoli: e lo è sicuramente! E poi?
Ludovico: poi, dopo già il primo anno, l’ambiente iniziava a essere meno stimolante, la startup iniziava a vacillare e ad avere fatica a scalare il business con nuovi clienti, e ci hanno fatto capire che forse avrebbero tagliato del personale, quindi ho iniziato a cercare lavoro in tutta Europa, e alla fine quasi alla scadenza del contratto, sono riuscito ad approdare a Berlino. Al tempo lavoravo per un’altra startup, in ambito fintech. Realtà davvero dinamica, anche troppo! (ride) però è stata formativa, soprattutto perché lavoravo con clienti oltreoceano. Dopo altri 2 anni ho iniziato di nuovo a cercare lavoro e finalmente sono approdato qui, nella mia attuale azienda, con una posizione (se vogliamo) di prestigio, come strategist director in marketing sempre in un’azienda tech, ed oggi ho un fantastico team che mi supporta anche nelle scelte più coraggiose.
Tentacoli: fantastico, un percorso fatto sicuramente di alti e bassi ma proprio per questo interessante. Ti capita ancora di confrontarti con gli altri?
Ludovico: certo, tutti i giorni. E su qualsiasi cosa, è inevitabile. Dalle conoscenze e competenze, al background, al tipo di studi, alla lingua…solo che adesso lo faccio con più ironia. Prima, ogni volta che vedevo un post con scritto “ho finalmente raggiunto il mio sogno”, mi saliva una specie di nausea esistenziale. Io i sogni forse neanche ce li avevo mai avuti, avevo solo voglia di uscire dalla piccola realtà e avere un lavoro che mi consentisse di pagare le bollette e farmi fare esperienza, imparando il più possibile. Mi sembrava che fossi io l’unico a non avere un piano chiaro, un traguardo concreto, una vita da esibire. Poi però devo dire che ho capito che il problema non era loro: ero io che stavo guardando il film sbagliato. Non si vede mai la parte in cui si sentono persi, frustrati, o non sanno cosa stanno facendo. Poi però parlando con le persone mi sono reso conto che tutti stiamo improvvisando. Tutti andiamo a tentoni, a volte dice bene, a volte no.
Tentacoli: vero! E hai sempre avuto questo tipo lucidità o l’hai maturata col tempo?
Ludovico: assolutamente col tempo, e con un po’ di botte (ride). Quando ho lasciato l’Italia per trasferirmi in Spagna, sentivo un mix di eccitazione e di paura. Durante la ricerca, a volte mi dicevo: “Adesso vado all’estero e spacco tutto”. Altre volte “Non ce la farò mai, sicuramente un mese e me ne ritorno a Matera”. Poi invece ti butti, vedi la realtà, che di solito è per il 70% diversa da quello che immaginavi, e capisci che la verità sta nel mezzo. Da una parte le difficoltà per una lingua diversa, mentalità diversa, pochi amici, e solo connessi al lavoro. E il lavoro che sognavi non è esattamente come lo avevi immaginato. Poi però piano piano inizi ad abituarti a quel contenitore, e credo che corpo e mente ad un certo punto inizino ad entrare in modalità sopravvivenza e a farti sembrare fattibili cose che fino a un mese fa le reputavi impossibili da far accadere. E quindi inizi a capire la lingua, magari la studi anche e acceleri il processo, ti butti a parlarla, ti metti in contesti sociali in cui forse prima non avevi né voglia né tempo di frequentare, e da lì piano piano inizia il processo di integrazione. Capisci che sono lì tutti nella stessa situazione e anche gli altri stanno affrontando le medesime difficoltà che stai affrontando tu.
Tentacoli: e oggi, dopo anni, cosa pensi quando ti guardi indietro?
Ludovico: penso…che dovrei farlo più spesso. Penso che avrei dovuto farlo prima. Penso che le persone dovrebbero farlo e basta, senza pensarci troppo. Andare all’estero per me è stato un game changer totale. E davvero, capisco che a volte può spaventare, ma è incredibile come alzare l’asticella fa paura fino a che non si salta. Poi spingiamo automaticamente i nostri limiti subito oltre, e quello di cui avevamo paura prima, poco dopo ci sembra una cavolata e ci sentiamo stupidi ad aver avuto paura.
E infatti ho imparato a fare questo esercizio: mi fermo a ringraziare la versione di me che ha resistito, che ha avuto il coraggio o semplicemente la curiosità di fare certe scelte. Quando ho iniziato, avevo un computer che si spegneva ogni due ore e vivevo in un appartamento con il riscaldamento rotto. Non sapevo nemmeno cosa volesse dire “strategie di marketing”. Ora coordino progetti globali e parlo in inglese tutto il giorno. Ogni tanto dovremmo davvero fermarci e dire: “Cazzo, guarda dove sono arrivato”. Ma non per ego, ma per gratitudine. E anche per rimettere a fuoco tutto.
Tentacoli: quindi per te la gratitudine, possiamo dirlo, è una bussola?
Ludovico: assolutamente sì, ma non nel senso ruffiano del termine. La gratitudine vera è quella che ti mette al tuo posto, che ti toglie l’arroganza del “merito di più” e ti ricorda che anche solo essere qui, oggi, è un lusso. E lo dico da persona che ha passato anni a sentirsi in difetto, e a misurarsi sempre con il metro degli altri. Oggi penso che se c’è una gara, non è con gli altri ma è con la mia versione di uno o due anni fa. Se sto meglio, se dormo più sereno, se mi sento soddisfatto, se non mi odio per non essere perfetto… allora ho vinto io.
Tentacoli: e hai mai avuto la sensazione di essere rimasto indietro?
Ludovico: oh sì, spesso. Ma il punto di partenza non si sceglie, si sceglie tutto il resto.
Quindi anche se vedo gli altri accelerare, tipo c’è chi si sposa, chi compra casa, chi cambia lavoro, chi diventa padre, guardo alle mie scelte e penso che anche io, col mio passo, ho raggiunto dei risultati strabilianti. Li ho fatti focalizzandomi sulla mia carriera, il mio salario, la mia crescita professionale, e ora che mi sento realizzato magari inizierò a pensare alle altre sfere della mia vita. Ecco perché all’inizio ho detto che per quest’anno non voglio pormi altri obiettivi, ma semplicemente dirmi “ho fatto abbastanza”. Anche perché non esiste un ordine universale delle cose no? Ognuno ha il suo ritmo, e provare a uniformarlo è come cercare di ballare su una canzone che non senti tua. E poi, se devo essere sincero, spesso chi corre troppo lo fa solo perché non sa stare fermo, mentre io voglio essere lucido e consapevole nelle mie scelte.
Tentacoli: wow Ludovico, grazie davvero per aver condiviso questi pensieri, anche piuttosto personali! E se potessi dare un consiglio a chi si sente perso adesso, quale sarebbe?
Ludovico: Beh direi sicuramente di non essere troppo duro con sé stesso, di smettere di pensare in termini di “ritardo” o “fallimento”. Siamo cresciuti con l’idea che ogni deviazione sia un errore, ma è esattamente lì che impari di più. Io di deviazioni ne ho avute mille. Penso spesso a mio padre, che ha un negozio di abbigliamento, e a quante volte ha tirato su la serranda e aspettato ore o giorni, prima che qualcuno entrasse e comprasse. Ecco, tutti i lavori sono così. Non ci sono solo risultati da celebrare, quelli sono il 10%. Tutto il resto è testa bassa, routine e impegno. E poi altra cosa direi di non dimenticare da dove si è partiti, appunto. Ogni volta che ti sembra di non andare da nessuna parte, guarda indietro e vedrai che sei già molto più avanti di quanto pensi.
E se proprio vuoi confrontarti, fallo con la persona che eri, non con quella che vedi negli altri.
Tentacoli: bellissimo, grazie davvero. Ti lascio con un’ultima domanda: che titolo daresti al tuo 2025?
Ludovico: ah questa è difficile (ride). Uhm forse… “Ho fatto del mio meglio”. Che detta così sembra poco, ma per me è tantissimo. Anzi no! Ci ho ripensato. Lo chiamerei “Mai dimenticare da dove siamo partiti”. Perché è facile guardare avanti, ma serve più coraggio per guardarsi indietro. E forse, alla fine, la vera crescita è tutta lì.
Tentacoli: grazie Ludovico, grazie veramente, e in bocca al lupo per il nuovo anno e che la tua storia sia di ispirazione non solo per te stesso, ma anche per chi la leggerà.