In questa edizione di Piovre, la rubrica mensile di Tentacoli, incontriamo persone che non hanno seguito una carriera lineare. Storie di deviazioni, cambi di rotta, inciampi che si sono trasformati in punti di forza.
L’idea dietro il nome è questa: tutti partiamo come piccoli polpi, incerti e un po’ goffi, con tentacoli che si muovono in direzioni diverse. Alcuni però imparano a usarli tutti, a intrecciarli, a trasformarli in competenze. E da polpi diventano piovre: figure mature, consapevoli, capaci di muoversi con potenza e intelligenza in più mondi.
La storia che raccontiamo oggi è quella di Andrea. Laureato in Filosofia, convinto che la sua vita sarebbe stata fatta di libri, pensiero critico e insegnamento, oggi è programmatore in una software house internazionale. Un salto che, da fuori, sembra un cortocircuito. Ma dentro, invece, racconta la storia di come anche le carriere più “incoerenti” possano diventare superpoteri.
Tentacoli: Andrea, partiamo da qui. Perché Filosofia?
Andrea: Bella domanda. Forse perché volevo capire come funzionava il mondo. Non nel senso delle leggi fisiche, ma delle logiche, delle domande di fondo. Mi piaceva l’idea di decostruire le cose, di analizzare i concetti. Avevo 18 anni e zero intenzione di “essere spendibile” sul mercato. Non pensavo in termini di carriera. Filosofia era il terreno più fertile per la mia curiosità.
Tentacoli: E quando hai iniziato a dubitare che fosse sostenibile come percorso professionale?
Andrea: Dopo la laurea. Avevo iniziato a fare supplenze nelle scuole, contratti di due mesi, tre mesi, stipendi bassi e una fatica enorme. Non era tanto la precarietà in sé, era la sensazione di non avere controllo. Vedevo colleghi già rassegnati dopo anni di graduatorie, concorsi infiniti. Io non volevo passare la vita aspettando che qualcuno mi desse il “permesso” di lavorare.
Tentacoli: E c’è stato un momento in cui ti sei accorto di aver sbagliato tutto?
Andrea: Sì, e come. C’è stato quando un amico di ingegneria mi ha chiesto di dargli una mano con un progettino di logica per un corso. Ho aperto un file con righe di codice e, invece di spaventarmi, ho pensato: “Ma questo è come un sillogismo, solo scritto in un’altra lingua”. Lì mi si è accesa la lampadina. Ho realizzato che quello che avevo imparato in filosofia, ovvero ragionamento, logica, connessioni, non era poi così distante dal programmare.
Tentacoli: Quindi hai acquisito fiducia?
Andrea: Assolutamente sì. Ho iniziato per gioco, con tutorial online. Poi corsi serali di programmazione. Più studiavo, più trovavo familiarità. Le funzioni erano concetti, le strutture dati erano categorie. Filosofia mi aveva allenato a pensare in modo astratto. E il codice, per quanto sembri freddo, ha bisogno di astrazione. Era come se stessi usando gli stessi muscoli, solo applicati in un contesto diverso.
Tentacoli: E quali sono stati gli ostacoli più grandi in questo percorso di autorealizzazione?
Andrea: La sindrome dell’impostore senza dubbio. Arrivavo ai colloqui e pensavo: “Io sono quello di filosofia, che ci faccio qui con ingegneri e informatici?”. In più non avevo un percorso lineare da mostrare. Mi mancava un biglietto da visita chiaro. La svolta è stata quando un recruiter mi ha detto: “Il codice lo puoi imparare. La capacità di ragionare, quella o ce l’hai o no”. Lì ho capito che il mio punto debole era anche il mio punto forte. Qualcosa che gli altri non avevano.
Tentacoli: Ti è mai capitato qualcuno che ti dicesse “hai buttato via gli anni in filosofia”?
Andrea: A volte. Sarò di parte ma credo che studiare filosofia aiuti in ogni campo, perché aiuta a sviluppare un pensiero critico. Per molti era ed è ancora inconcepibile. C’è per esempio chi dice che la filosofia è stata una perdita di tempo, e chi invece la romanticizza come un errore fatto come conseguenza dell’indecisione a 18 anni. Ma nessuno la vede come un asset. Io ho iniziato a fregarmene: oggi quando dico “ho studiato filosofia, ora scrivo codice” capisco subito che tipo di persona ho davanti. Chi sorride curioso, e chi storce il naso. Ma ci sta, non pretendo che tutti capiscano.
Tentacoli: Fantastico. E oggi, a 32 anni, cosa ti porti dietro del tuo primo percorso?
Andrea: Tantissimo. La capacità di non accontentarmi della prima risposta. Il pensiero critico, come dicevo. E soprattutto la consapevolezza che i percorsi non sono lineari. Che cambiare non è un tradimento, è un atto di sopravvivenza. Filosofia mi ha insegnato a farmi le domande giuste e ovviamente a ragionare sui massimi sistemi, facendo spesso molta introspezione che aiuta a schiarirsi le idee. Il codice invece mi ha insegnato a cercare soluzioni pratiche. Insieme mi hanno dato un equilibrio che non avrei mai trovato scegliendo una sola strada.
Tentacoli: E che consiglio daresti a chi oggi pensa di aver “sbagliato tutto”?
Andrea: Smettere di pensare in termini di “errore” perché nessun percorso è inutile. Ogni deviazione ti lascia strumenti, modi di pensare, prospettive. La domanda non è “Ho sbagliato?”, ma “Come posso usare quello che so in un altro contesto?”. E poi muoversi: non aspettare il momento perfetto, non esiste. Se ti senti bloccato, prova. Un corso, un progetto, una collaborazione. È il movimento che genera possibilità.
Tentacoli: Grazie Andrea. La tua storia è la dimostrazione perfetta che anche nelle carriere più improbabili si nasconde un filo conduttore. E che, come diciamo spesso in Tentacoli, non esistono strade dritte, ma curve che prima o poi diventano un super-potere.
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